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20 Giugno 2015: in piazza con i migranti e i rifugiati.

Il Libano ha 6 milioni di abitanti e accoglie oltre 1,2 milioni di rifugiati; la Giordania ha una popolazione di 8 milioni di abitanti e oltre 600 mila rifugiati; la Turchia ne ospita 1,8 milioni. L’Unione Europea ha una popolazione di 500 milioni di abitanti e si considera in stato d’assedio per i centomila migranti che hanno raggiunto le sue coste. Lo stato d’assedio di cui parlano gli Europei è una forma di razzismo spicciolo, lo stesso che viene dall’estrema destra, a cui ormai ci siamo accodati, secondo cui i rifugiati e i migranti sono un pericolo contro il quale dobbiamo difenderci. “E’ una grossolana mistificazione”, come l’ha definita Ignazio Masulli, giornalista de il manifesto, quella di voler far credere che l’arrivo di alcune centinaia di migliaia di persone costituisca una minaccia per gli equilibri economici e sociali di un gruppo di paesi tra i più ricchi del mondo.

Ma se l’Europa fatica ad affrontare tale problema, come possono riuscirci i Paesi in via di sviluppo che ospitano l’86%dei rifugiati??

Domani, sabato 20 Giugno, è la Giornata internazionale del Rifugiato, la più “sentita” degli ultimi anni: “quella in corso è la peggiore crisi di profughi dalla seconda guerra mondiale, mai così tanti a scappare da conflitti e persecuzioni “, a denunciare la situazione è Amnesty International nel Rapporto The global refugee crisis: a conspiracy of neglect. Il diritto di sfuggire alla morte, alla violenza, alla persecuzione è un valore universale, assunto solennemente dalle Nazioni Unite più di sessant’anni fa, ma oggi volutamente ignorato.

Una realtà quella odierna sconcertante raccontata dai numeri, voci e storie del Rapporto annuale dell’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati: 60 milioni di persone tra rifugiati (19,5 milioni), sfollati interni (38,2 milioni) e richiedenti asilo (i,8 milioni), 8.3 milioni più di un anno fa; ogni 122 abitanti uno è profugo e in maggioranza (51%) si tratta di bambini.

Quest’anno per la giornata del rifugiato, diverse associazioni hanno organizzato una mobilitazione internazionale “Fermiamo la Strage subito!”, con l’obiettivo di fermare la strage dei migranti nel Mediterraneo e diffondere il principio che bisogna proteggere le persone non i confini.

Dall’inizio del 2015 nel Mediterraneo sono morte più di 1700 persone. Per troppo tempo l’attenzione al dramma dei profughi e dei migranti si è concentrata solo sulle organizzazioni criminali che organizzano i “viaggi”, ignorando deliberatamente che sono le scelte politiche e le leggi dei governi europei i primi responsabili delle migliaia di morti nel Mediterraneo, prima di qualunque altro scafista o organizzazione criminale. “Un vergognoso fallimento”  ha dichiarato Salil Shetty, Segretario Generale di Amnesty International. Questi immigrati, come gli altri che li hanno preceduti, concorrono direttamente alla produzione e alla ricchezza dei nostri Paesi.

Impegno a reinsediare un milione di rifugiati nei prossimi 4 anni, creazione di un fondo internazionale per i rifugiati e gli appelli umanitari, ratifica globale della Convenzione sul Rifugiatodelle Nazioni Unite, servizi base come istruzione e sanità per i rifugiati: sono queste le richieste che Amnesty e le associazioni di “Fermiamo la Strage subito! porteranno in piazza domani.