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Storia

IMAGINE – “Improving Medicine And Growing International Networks of Equality”, è nata nel 2005 dall’iniziativa di un gruppo di professionisti della sanità e della cooperazione, tra i quali il Professore Ignazio Marino, che, sperimentando in prima persona il forte contrasto tra una sanità tecnologicamente all’avanguardia e costosa e un diritto all’accesso alle cure non garantito a tutti, hanno scelto di dare il proprio contributo alla promozione del Diritto alla Salute come diritto universale.

IMAGINE lavora per migliorare le condizioni sanitarie di popolazioni che vivono in contesti di marginalità, concentrando la propria azione soprattutto sulle donne in gravidanza e sui neonati.

IMAGINE si impegna per le popolazioni in condizioni di fragilità nei Paesi a Basso Indice di Sviluppo Umano, come gli indios Miskitos e quelli colpiti dalla guerra in Congo e con i migranti che vivono nel nostro Paese.

IMAGINE all’estero, ha iniziato a lavorare in Honduras, paese di origine di uno dei soci fondatori, nelle città, concentrandosi sulla mission originaria che era quella di elaborare una strategia efficace volta a debellare il virus dell’epatite B a livello globale. Con il Programma Sperimentale di lotta all’epatite B, IMAGINE ha sottoposto un campione di donne in gravidanza ad uno screening ed ha incentivato la vaccinazione dei neonati entro le 24 ore dalla nascita. Questo progetto, in cui le donne venivano anche informate su come prevenire l’epatite B, ci ha permesso di valutare che l’Honduras in realtà non è un Paese ad alto rischio per quanta riguarda l’incidenza di epatite B. Lavorando nelle aree urbane honduregne, abbiamo identificato insieme agli operatori locali, quale fosse la regione più remota e con la popolazione in condizione di fragilità estrema.

Siamo così arrivati in Moskitia la zona con il maggior tasso di mortalità materna e infantile del Paese. In questa regione vive una popolazione indigena, i Miskitos, completamente circondati dall’acqua, elemento determinate nella loro vita: un’acqua indispensabile ma per molti aspetti meno amica. Villaggi costruiti su palafitte a bordo laguna, distanze enormi per raggiungere il primo centro sanitario, malattie facilmente prevenibili. Nel Dipartimento di Gracias a Dios, dove operiamo da circa tre anni, il 59% delle famiglie non ha accesso all’acqua potabile e il 49% delle comunità si trova a un minimo di un’ora di viaggio dal centro di salute più vicino. Lavoriamo in quella zona del Paese ristrutturando i centri sanitari ed intervenendo nell’unico Ospedale per migliorare i reparti e fornire tutto ciò che serve di materiali sanitari, inoltre formiamo i medici e gli infermieri e sensibilizziamo la popolazione, soprattutto le donne e i bambini, su come prevenire le malattie.

Lottiamo perché le mamme della Moskitia possano viversi la gravidanza come un dono e non come un pericolo e i bambini appena nati possano essere assistiti adeguatamente.

In Italia abbiamo iniziato informando i pazienti migranti su come prevenire e curare malattie infettive come l’epatite B e C, questo ci ha permesso poi di concentrarci sulla difficoltà per le donne migranti in gravidanza di comunicare con gli operatori sanitari e di arrivare spesso al momento del parto senza alcuna preparazione, rischiando nascite premature e gravi disagi. Così abbiamo iniziato a lavorare per facilitare la relazione e la comunicazione tra i pazienti stranieri e gli operatori sanitari, anche con corsi di formazione sulla medicina transculturale.

Il lavoro di questi anni ci ha permesso di fare esperienza, di creare un modello che aggrega diverse realtà della società civile, dall’azienda, all’associazionismo, all’ospedale pubblico e a renderlo innovativo.

Ci siamo così attrezzati per guardare avanti e siamo arrivati in Africa. Continente meraviglioso e complesso dove operare vuol dire prima di tutto rispettare antiche tradizioni e culture millenarie. Siamo ora nella Repubblica Democratica del Congo, Paese tra i cinque nel mondo nel 2010, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, dove si registra più della metà del totale mondiale di morti neonatali. Infatti la RDC è un paese dove la guerra, negli ultimi due decenni, ha segnato il destino e la vita della popolazione; le enormi ricchezze minerarie del sottosuolo (oro rame, diamanti, coltan) hanno attratto gli interessi di Stati e gruppi armati che continuano a fronteggiarsi nella Provincia orientale del Paese. Con il coraggio e la perseveranza che ci guidano sempre, interveniamo anche in Congo per migliorare la situazione sanitaria di tante mamme e bambini.

Andremo avanti continuando ad essere lì, dove c’è bisogno di intervenire, dove c’è bisogno di impegno per tutelare il diritto alla salute spesso negato e questo grazie alla generosità e alla fiducia dei nostri sostenitori.