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La trappola dei prestiti.

La strada verso la risoluzione della crisi greca sarà lunga e difficile ma c’è chi come il premier greco Alexis Tsipras afferma che la Grecia anche se di fronte a decisioni difficili sarà in grado di rimettersi in piedi. Poi però c’è chi come il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk afferma “Apprezzo la posizione costruttiva della Grecia, che aiuta a ricostruire un rapporto di fiducia tra i partner dell’eurozona”. Un’affermazione che lascia immaginare un “ma”.

Ed oggettivamente si tratta di un vero colpo di Stato. Per ottenere un prestito di circa 85 miliardi (7 miliardi entro il 20 luglio) Atene ha dovuto approvare le riforme e misure su cui si sono accordati i leader europei, che sono ben peggiori di quelle rifiutate dal popolo greco nel referendum dello scorso 5 luglio. Riforma delle pensioni, liberalizzazione dell’economia, privatizzazioni, nuove leggi sul lavoro e sui licenziamenti collettivi, aumento dell’Iva in alcuni settori, negozi aperti anche la domenica per rilanciare l’economia: questi i patti.

“Trappola” nella quale è caduta la Grecia (con annesse anche le sue responsabilità) e nella quale rischiano di cadere tutti i paesi in crescita, Africa compresa.

I prestiti vanno fatti, e per non esser sinonimo di “trappola” dovrebbero essere concessi a condizione che si sviluppi un’economia virtuosa che vede nascere imprese interne capaci di produrre manufatti per l’esportazione, magari con l’utilizzo delle materie prime locali, un’economia funzionante che produce occupati e distribuisce salari. Condizioni estremamente contrarie rispetto a quelle della Grecia, che seppur non uscirà dall’Euro vedrà peggiorare tutti quei parametri.

I paesi Africani grazie all’esempio greco potrebbero pensarci più di una volta e non cadere nella tentazione del prestito “trappola”.

Se i prestiti ai paesi africani venissero concessi in cambio di aumento dell’accesso dell’istruzione, all’acqua potabile, alla sanità, alla diminuzione della mortalità infantile e della mortalità per malattie curabili come la malaria e la tubercolosi, cosa succederebbe?