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L’accordo di Addis Abeba e i punti di disaccordo.

La Terza Conferenza internazionale sul “Finanziamento per lo sviluppo”, si è conclusa il 16 Luglio nella capitale dell’Etiopia Addis Abeba. Novità e peculiarità di Addis Abeba rispetto a Monterrey e Doha (1°e 2° Conferenza), risiede nel maggior accento posto sulle responsabilità condivise. Novità e peculiarità come risultato di tante menti e tanti impegni, tra cui quello del primo ministro Matteo Renzi, che in maniera specifica ha assunto l’impegno di aumentare significativamente le risorse destinate all’aiuto pubblico allo sviluppo fin dalla prossima Legge di Stabilità.

L’apertura al settore privato come generatrice di investimenti a favore della crescita inclusiva e sostenibile è sicuramente un passo avanti ma il messaggio principale della Conferenza è che l’aiuto pubblico allo sviluppo rimane di primaria importanza nell’ottica dell’eliminazione della povertà entro i prossimi 15 anni. A tale riguardo Jeffrey Sachs, economista statunitense e consigliere speciale delle Nazioni Unite ha così commentato: “alcuni significativi risultati raggiunti in molti paesi dagli Obiettivi del Millennio sarebbero stati impensabili senza l’aiuto pubblico allo sviluppo, in particolare nei campi dell’educazione e della sanità”Sulla stessa linea e con generale consenso è stato discusso e accolto un altro concetto cardine, quello della necessità di concentrare l’aiuto nei paesi più poveri, ridurre diseguaglianze e contrastare l’esclusione sociale.

In questo punto, è sul continente africano che la presenza di Matteo Renzi al Summit di Addis Abeba si è concentrata. Stando alle proiezioni statistiche diffuse nel 2013 dal World Population Prospect dell’ONU, nel 2050 L’Africa avrà il 41% delle nascite mondiali, il 25% della popolazione mondiale e il 37% dei ragazzi/e sotto i 18 anni: dati che non possono essere sottovalutati secondo Renzi. “La vera sfida non è solo salvare vite umane ma creare lavoro qui, dare nuove prospettive, investire sulla cooperazione”.

I principali temi di disaccordo invece sono stati costituiti dall’Agenda della Finanza per lo Sviluppo, che si è concentrata quasi esclusivamente su quella privata, e dal mancato accordo per la creazione di un nuovo organismo intergovernativo competente in materia di tasse che faccia capo alle Nazioni Unite.

Occorrerà affiancare impegno, iniziative, investimenti ad occupazione, sviluppo diffuso e rispetto dei diritti umani. La determinazione è che non rimangano solo mere intenzioni ma azioni efficaci e condivise, creando partenariati forti e duraturi e conciliando obiettivi economici, sociali e ambientali così come stabilisce la nuova legge italiana sulla Cooperazione Internazionale e come raccomandano le linee Ocse sugli investimenti internazionali.